15/11/2009

Abolire la certificazione delle competenze

Leggiamo su "Il Giornale" un articolo di G. Israel sulle famigerate competenze. Dice il professore: "L’unico consiglio che si potrebbe dare ai ministri Gelmini e (per la semplificazione) Calderoli è di avviare l’abrogazione secca delle disposizioni legislative sulla «certificazione delle competenze». Come non dargli ragione? Non essendo le competenze misurabili e non essendoci nemmeno in giro una definizione univoca di competenza, tanto vale lasciare alla vecchia pagella (che ha il sapore di scuola e non di azienda) il compito di riassumere l'esperienza scolastica dei nostri allievi.

02/11/2009

Risposta ad Alberoni

Ho letto sul Corriere della Sera del 2 novembre un articolo di Francesco Alberoni che riguarda la scuola e sono d'accordo con lui quando dice che i pedagogi­sti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti del­la nostra civiltà, specialmente quando hanno cercato, qui a casa nostra, di scimmiottare le teorie provenienti dall'estero.

Nell'articolo si parla, in modo particolare, di quella corrente che ha deciso di eliminare dalla scuola lo studio cronologico della storia, creando disordini mentali negli allievi e diffondendo eresie didattiche tra i docenti. Sono con Alberoni quando chiede al Ministro di mandare via i responsabili di queste teorie incomprensibili e dannose.

Sono meno d'accordo con il sociologo quando afferma che la Gelmini dovrebbe imporre "un corso di storia con le date e uno di grammatica italiana a tutti gli insegnan­ti". Perchè proprio ai docenti e perchè proprio a tutti? Ma sarà vero che i professori (e non usiamo i casi limite per definire tutta la categoria) non conoscono più la storia e l'italiano?
Gli allievi non sanno più la differenza tra Cesare e Napoleone non certo per colpa degli insegnanti. Quando certe teorie vengono imposte dall'alto ed utilizzate per valutare il tuo lavoro, chi te lo fa fare di insegnare ancora la storia col "vecchio metodo"? Chi vuole essere trattato come un povero retrogrado nostalgico della pedagogia ottocentesca?

Per favore, caro Alberoni, non infierisca più contro gli insegnanti. Stia dalla loro parte. E continui a chiedere al Ministro di non dare retta ai pedagogisti del nulla.

 

30/10/2009

Combattere il bullismo

Il Giornale riprende il caso del preside di Alba che ha inflitto una punizione umiliante ai bulli che molestavano un disabile, facendo loro provare la stessa vergogna che volevano far subire al compagno. Dice il quotidiano: "Il fatto che proprio il direttore di una scuola ricorra a un gesto classico della tradizione della violenza, sottoponendovi due ragazzi che intendeva punire proprio perché avevano fatto la stessa cosa, calando in pantaloni a un compagno disabile, dimostra quanto la violenza verso la persona, verso l'altro, stia contagiando un po’ tutti, compresi quelli che dovrebbero denunciarla ed evitarla: insegnanti, e tutori dell'ordine e della legge compresi".

E' forse, diciamo noi, uno degli effetti del buonismo che ha imperato negli scorsi anni (e che ancora oggi fa danni): il progressivo ridursi degli strumenti di disciplina "giusta" ha fatto nascere queste forme di giustizia "fai da te".

Anche Il Giornale è d'accordo con la nostra opinione, e dice " Non è certo facile, per gli educatori, reggere anche psicologicamente di fronte a questa marea di violenza che ha origini molteplici (...). La rinuncia ad ogni sanzione è probabilmente ancora più devastante che la ricerca della punizione giusta."

I bulli andavano espulsi dalla scuola ed inseriti in strutture sociali "ad hoc" con finalità di recupero. Certo, la scuola non può sobbarcarsi anche il gravoso compito della redenzione dei malvagi.