14/01/2012

Il buonismo becero che non porta da nessuna parte

Leggiamo su Repubblica un articolo relativo ad un fatto successo in una scuola milanese. Un docente di un istituto professionale è finito in ospedale con quattro denti rotti dopo che un sedicenne, che era stato richiamato perché aveva acceso un falò nel corridoio della scuola, gli ha scaraventato in faccia un estintore. Non contento, lo studente lo ha colpito una seconda volta al ginocchio.

Quanto è successo è sostanzialmente un reato Le percosse e le lesioni personali costituiscono delitti che offendono l'integrità fisica o psichica di una persona. Leggiamo però su Repubblica che finora nessuna querela è stata presentata e che il preside avrebbe dichiarato: "È stata una bravata di un ragazzo che ha problemi di crescita e di esuberanza".

Ma quale modello educativo esiste oggi in Italia? Un modello che consente ad un alunno di picchiare un insegnante con un estintore senza nessuna conseguenza se non una semplice sospensione temporanea? I docenti si sono imbevuti a tal punto nella melensa pedagogia moderna da trasformarsi in una massa di buonisti ad oltranza che accettano di farsi prendere a colpi di estintore in faccia pur di evitare di passare per retrogradi?

In tutta la faccenda quello che fa più male è il silenzio e l'inerzia della categoria degli insegnanti, ormai abituati a convivere con la violenza, la maleducazione e il degrado.

03/01/2012

La scuola tecnocratica e quella con l'anima

"Se oggi al mondo c'è chi crede all'instaurazione di Stati razionali e di economie basate unicamente su numeri e calcoli, indici di produzione e di distribuzione, noi crediamo e sappiamo che la nuova spiritualità nascerà solo dal messaggio di chi, tagliando nelle viscere più profonde della nostra anima col vomero di una irresistibile speranza, ci darà la sensazione vibrante che i simboli stanno per cedere il posto alla Realtà santa ed intiera". Così leggiamo sul sito http://www.we-are-church.org/it/attual/PellegrinodiRoma.B.... La frase, citata da G. Israel su "Il sussidiario.net" chiarisce la differenza tra la scuola - azienda tecnocratica e quella in cui si preferisce la presenza di un'anima, anche se debole e umana, piuttosto che quella di un robot meccanizzato, perfetto ma freddo e impersonale.

Noi ci schieriamo per la scuola con l'anima, quella in cui non ci si pone l'obiettivo di trasformare il sistema dell’istruzione in una fabbrica di “automi” direttamente utilizzabili nei processi aziendali, ma in cui si possano formare "uomini e donne" con ideali e con una mente aperta.

28/12/2011

Perchè l'insegnante è meglio del computer

Riprendono, dopo alcuni mesi, i post sul nostro blog. Vogliamo parlare oggi della nuova tendenza pedagogica che vuole sostituire gli insegnanti " in carne ed ossa" con strumenti tecnologici: computer, test elettronici, votazioni basate su algoritmi e via discorrendo, con l'inutile e fatua speranza che togliendo la "personalità" all'insegnamento e alla valutazione sia possibile perseguire l'obiettivo dell'oggettività.

Un paio di mesi fa è comparso su Repubblica un articolo sull'argomento, dal titolo "Elogio degli insegnanti - Perchè la tecnologia non può sostituirli", nel quale si afferma che " il nostro tempo favorisce l'assimilazione dell'insegnante ad un computer, ad un tecnico di un sapere senza corpo, totalmente disincarnato". Il Corriere della Sera, in un articolo dagli Stati Uniti, riporta dell'inarrestabile boom in America delle scuole senza classi, nelle quali un esercito di studenti trascorre "l'intero arco scolastico, dal kindergarten alla maturità, senza mai mettere piede in una classe, parlare con un compagno o giocare in una palestra. In Georgia una nuova app permette addirittura di seguire i corsi sull'iPhone".

I risultati di questa "spersonalizzazione dell'insegnamento" sono (ne eravamo certi) disastrosi. Riporta sempre il Corriere che " secondo uno studio del National Education Policy Center il 60% dei ciber-studenti è indietro in matematica rispetto ai loro coetanei delle scuole tradizionali e il 50% fatica nella lettura. Un terzo non si diploma in tempo; moltissimi si ritirano dopo solo pochi mesi dall'iscrizione". Un vero e proprio flop, insomma.

Come si dice nell'articolo di Repubblica: "Pensare di trasmettere il sapere senza passare dalla relazione con chi lo incarna è un´illusione perché non esiste una didattica se non entro una relazione umana. Coloro che vorrebbero ridurre il processo di apprendimento e di insegnamento alla trasmissione tecnologica e asettica di pratiche codificate cognitivamente e che ripongono la loro speranza nella definizione di un metodo efficiente di assimilazione e di organizzazione dei saperi, pretendono di cancellare l´intrusione del corpo nella relazione didattica e commettono un errore ossessivo in senso clinico". Non possiamo che essere d'accordo.