25/10/2009

Dove la pedagogia è inutile

Si sente spesso dire che in ognuno di noi c'è qualcosa di buono, anche nel bullo che picchia i compagni, e che è compito dell'educatore fare in modo che le doti latenti possano emergere. Ma siamo sicuri che sia possibile? O, addirittura, siamo sicuri che TUTTI possano avere qualcosa di buono nascosto (ma molto nascosto) sotto la dura corazza della viltà e del menefreghismo?

Ce lo chiediamo in relazione ad un fatto descritto su La Stampa. C'è chi gira per le strade sparando a caso tra la folla per puro divertimento. Sono alunni di un istituto torinese. Chissà come mai, una vittima è proprio una professoressa, che si becca prima un colpo alla schiena e poi un pallino sopra un occhio mentre sale sull'autobus. La preside della scuola dice: "Questo è un istituto che fa molto per i ragazzi, anche quelli che provengono da famiglie difficili". Ecco il ringraziamento: ti sparano per il gusto di farlo. Non è un lavoro, quello dell'insegnante, ma una guerra. E le guerre non si vincono con la bontà.

Ai poliziotti che li hanno fermati hanno detto:"«Tanto non potete farci nulla. Ci basta chiamare un avvocato e ce ne torniamo a casa». Cosa ci sarà di buono dentro di loro? Cosa porteranno di buono alla scuola che li ospita?

E' ora che i buonisti si arrendano di fronte all'evidenza: la scuola non può occuparsi di tutto. O insegna o tiene a bada i delinquanti. Le due cose, insieme, non si possono fare.

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Scritto da : All news - ultime notizie | 25/10/2009

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