05/01/2010

La revisione lungimirante e necessaria

 

Il Papa, nella sua enciclica "Caritas in Veritate" sottolinea la necessità di "una nuova e approfondita riflessione sul senso dell'economia e dei suoi fini, nonché una revisione approfondita e lungimirante sul modello di sviluppo". Il tutto alla luce della crisi mondiale che ha minato alla base le convinzioni liberiste, dominatrici assolute sulla scena economico - finanziaria negli ultimi anni.

Ebbene, queste considerazioni del Pontefice possono essere efficacemente traslate al mondo dell'educazione.

In primo luogo è necessaria una riflessione approfondita sul significato di scuola e sui suoi fini. Fino ad oggi, infatti, la pedagogia infarcita di burocrazia e buonismo ha dettato legge in campo scolastico, negando la validità della prassi operativa propria della scuola tradizionale e rigettando tutto ciò che di buono era stato raggiunto nel passato. Le conoscenze? Frutto di una scuola che faceva studiare tutto a memoria. La severità? Derivata da teorie contrarie al benessere dell'allievo. I docenti? Colpevoli dell'ignoranza degli allievi e soggetti a test di soddisfazione da parte dei loro alunni. Gli studenti? Clienti del servizio di istruzione che, come tali, hanno sempre ragione. Le lezioni? Bando alla teoria e largo alla libera espressione dell'allievo.

L'unica certezza è che questa scuola di pensiero ha fallito. Come le idee liberiste si sono rivelate, alla prova dei fatti, il substrato teorico della crisi economica, così il "liberismo educativo" ha generato i mostri del bullismo, della svalutazione del ruolo del docente, della discesa nel baratro dei risultati dei nostri studenti, in poche parole ha determinato la fine della "vera" scuola.

Alla luce di questi fatti gli "esperti" dovrebbero iniziare una "nuova e approfondita riflessione" su questa situazione e valutare i danni causati dall'aziendalismo triviale e dalla visione buonista della scuola. Tutto ciò dovrebbe portare alla "revisione lungimirante" delle teorie educative, similmente a ciò che il Papa ha auspicato per il settore economico.

Sarebbe dunque importante che a Roma si rendessero conto che le nuove teorie che tendono ad affermare il ruolo delle competenze altro non sono che il frutto marcio della nuova pedagogia, il momento conclusivo di un'esperienza che ha dimostrato nei fatti il proprio fallimento totale.

La scuola di oggi dovrebbe basarsi su due principi fondamentali.

Il primo riguarda lo scopo della scuola, che va intesa come istituzione educante non solo nei contenuti, ma anche nei comportamenti sociali. E ciò dovrebbe essere attuato anche con una certa severità, non fine a se stessa, ma giusta.

Il secondo riguarda i metodi di insegnamento e di valutazione. La scuola non deve valutare la competenza di un soggetto a svolgere un certo lavoro, ma deve fornirgli le basi teoriche e pratiche affinchè questi possa mettere a frutto con profitto le proprie conoscenze. La competenza non può certo essere valutata con una verifica scolastica, in quanto presuppone la considerazione di elementi troppo soggettivi che sono francamente impossibili da misurare (addirittura con l'attribuzione di un livello di competenza).

Speriamo che queste semplici considerazioni possano illuminare le menti di chi ha in mano i destini della nostra scuola e, in definitiva, della nostra stessa Nazione.

L.N.

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